Lettere Circolari

L.C. 15/2019


Santo Natale 2019


“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14)


Carissime sorelle e carissimi laici associati,

          “C’è un racconto degli antichi monaci del deserto che dice: Un giovane monaco si lamentava presso il suo padre spirituale perché non riusciva a procedere lungo il cammino pieno di spine dell’ascesi. I vecchi errori spuntavano sempre di nuovo. Non riusciva a prendere in mano e a strappare via le erbe cattive. Allora l’anziano monaco gli raccontò una storia. Un papà manda il figlio nel campo perché lo renda coltivabile. Ma il campo è così grande e pieno di erbacce che il giovane se ne va e si mette a dormire, perché non si ritiene capace di liberare il campo da tutte quelle sterpaglie. Quando il padre dopo un paio di giorni va a vedere il campo e si rende conto che nulla è stato fatto, dà al figlio questo consiglio: «Lavora un po’ ogni giorno nel campo, facendo quello che il tuo corpo può reggere». Il figlio seguì il consiglio del padre e in breve tempo tutto il campo fu reso coltivabile. 

Incominciare è spesso congiunto con la paura. Abbiamo l’impressione di non riuscire a farcela. Per questo rimandiamo sempre la decisione di cominciare un certo lavoro. Oppure ci precludiamo la possibilità di un nuovo inizio. … 

A Natale celebriamo il fatto che Dio comincia con noi di nuovo. Il passato che ha lasciato la sua impronta su di noi, perde il potere che aveva sopra la nostra persona. Possiamo un’altra volta ancora sognare lo splendore del nuovo che verrà. Tutto diventa possibile. Non abbiamo più bisogno di trascinare continuamente dietro di noi il peso del passato. Ci è concesso di cominciare una vita nuova. … 

Il mistero del Natale ci vuol dire: «Tu non sei prigioniero del tuo passato. Tu puoi incominciare di nuovo: in te c’è qualcosa di nuovo. In te c’è il Bambino divino, che ti mette in contatto con tutto il nuovo, che si trova già intatto e puro nella tua anima. Abbi fiducia nel nuovo che c’è in te»”.  (Anselm Grün: La tua luce ci dona speranza. Edizioni Messaggero Padova).


Carissimi, potrei fermarmi qui, a questa non breve citazione, senza aggiungere altro; infatti il messaggio che desidero condividere con tutti voi è che ancora una volta, in questo Natale, abbiamo la grazia meravigliosa di rincominciare, prendendo coscienza, nella preghiera e nella contemplazione del Bimbo Gesù, che davvero in noi fin dal Battesimo abbiamo la novità della vita divina. 


 

Il Verbo, la Parola di Dio si è fatta carne, ha assunto il nostro corpo, è diventato uno di noi, una piccola creatura umana … Mistero indicibile!! E’ venuto ad abitare in mezzo a noi: “abitare”- letteralmente “piantare la tenda” - significa che ha preso dimora, ha voluto stare in mezzo a noi e non andarsene più. L’abitazione Sua in mezzo a noi ha continuato e continuerà fino alla fine del mondo: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”

Ma a me piace pensare che “in mezzo a noi” significa anche “dentro di noi”, dentro ognuna/o di noi. Lui, la Novità assoluta, Lui che ha cambiato radicalmente la storia, abita in me. 

E se la Novità abita in me, davvero essa può cambiare la mia vita, il mio cammino, il mio modo di essere. L’importante è solamente prenderne coscienza, desiderarla, crederci, fidarci, consegnandoci a Lui con tutti noi stessi.  


Forse qualcuna/o potrebbe dirmi che è una vita che sta provando a cambiare, ma si vede sempre uguale, come quel giovane monaco  … beh, rileggiamo con attenzione e col cuore la storia che riporta Grün nel suo libro. Lasciamoci quindi convincere, chiedendo la grazia al Signore Gesù presente in noi, per decidere quale pezzetto del nostro campo vogliamo cominciare a coltivare oggi. 

Sì oggi, solo oggi, ogni “oggi”, perché ogni giorno è Natale, ogni giorno Lui la vera Novità è in me, quindi ogni giorno posso rincominciare da capo!

E possiamo veramente farlo, nella certezza che Lui ci dona questa possibilità, questa capacità. 


“La tenerezza, la dolcezza sono condizioni per la rinascita. Dopo aver creato l’uomo, e averlo lasciato libero, Dio lo solleva teneramente quando è ferito e cade, restituendogli la fiducia di poter tornare a camminare, di poter rincominciare a desiderare”. (C. Giaccardi e M. Magatti, “La scommessa cattolica, Il Mulino).


Con questa fiducia, che ci dona il Cristo che viene, auguro di cuore a tutti e a ciascuna/o BUON NATALE  e sereno Anno 2020, mentre chiedo per tutti la Pace e la benedizione del Bimbo di Betlemme. 


Alcune notizie:


  • Sr. M. Romina ed io parteciperemo al Capitolo della Provincia del Pakistan che si terrà a Faisalabad dal 30 Dicembre 2019 al 12 Gennaio 2020. Vi chiediamo di accompagnare noi e le sorelle tutte della Provincia con la vostra preghiera.




  • La comunità di Tamai,  cambierà appartenenza giuridica nella festa di Madre Gérine, il 31 dicembre 2019: non sarà più dipendente dal Governo generale divenendo, invece, parte della Provincia italiana.


  • Vi annuncio fin da ora, ma in seguito vi comunicherò date precise e altri particolari, che durante l’anno 2020 ci sarà un Incontro delle formatrici di Congregazione e un altro Consiglio allargato. 


Roma, 15 Dicembre 2019, III Domenica di Avvento



                                                                                 


(Sr. M. Elvira Bonacorsi)

      Priora generale





L.C. n. 16/2020


Santa Pasqua 2020 


“Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; 

chi crede in me, anche se muore, vivrà; 

chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?»… 

Gesù gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori! » (Gv 11, 25 -26, 43)



Carissime sorelle e carissimi Laiche/i associati,

 non è facile scrivervi in questa Pasqua così diversa, così sofferta, così tragica; le notizie che ogni giorno riceviamo dai mass media ci stringono il cuore e ci fanno male, anche se, grazie a Dio, ci sono anche tanti esempi di generosità, di gratuità, di eroismo. 

Mi sono chiesta tante volte, in questi giorni, a quale Parola di Dio avrei potuto rifarmi per augurarvi ugualmente e di cuore Buona Pasqua, nel mezzo di tutto quello che stiamo vivendo; mi è ritornato e mi ritorna continuamente alla memoria il brano della risurrezione di Lazzaro, specie da domenica scorsa, in cui questo era il testo liturgico del Vangelo. 

Anche quella era una situazione molto tragica, sebbene si trattasse della morte di una sola persona; anche in quel racconto è sottolineata fortemente e ripetutamente la sofferenza di Marta, Maria e Gesù, con manifestazioni molto umane: pianti, lamenti, suppliche, commozione profonda, grida. Anche in questo testo ci sono interrogativi, espressioni che possono risultare molto attuali in questi giorni di angoscia: “Signore se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto … se tu fossi qui, Gesù, tanta gente non morirebbe … dove sei, Signore?”… “Lui, Gesù, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse? … Tu, Gesù, che hai operato tante guarigioni quando eri sulla terra e anche dopo che te ne sei andato in Cielo, perché permetti che tanti non guariscano, ma muoiano?” E domande simili a queste ce ne sono tante, ce ne potrebbero essere tante altre, forse anche più forti e strazianti …   


Lazzaro è già morto, è sepolto da 4 giorni quando arriva Gesù e le due sorelle lo rimproverano per non essere venuto prima; se Gesù fosse stato presente, esse sono sicure che il loro fratello non sarebbe morto. Gesù si commuove ripetutamente e piange tanto che i Giudei presenti commentano: “Guarda come lo amava!”

A Marta, Gesù risponde con quella frase incredibilmente profonda: «Io sono la risurrezionee la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?» E la povera Marta, che tutti ricordiamo specialmente 



per il rimprovero che le fece Gesù quando voleva che sua sorella l’aiutasse a preparare il pranzo «Marta, Marta tu ti preoccupi per troppe cose …», la stessa Marta risponde con una professione di fede intensa e perfetta: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, Colui che viene nel mondo!»  


E adesso veniamo a noi: immaginiamo di essere ognuna/o di noi lì davanti a Gesù, quando una persona cara sta molto male, dopo che è morto un parente, un amico caro, dopo che sono morte tutte le persone di cui abbiamo notizia ogni giorno, e alla nostra domanda: perché, Signore? Lui risponda: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?»

Gesù chiede a me, in questo tempo: credi che Io sono la risurrezione e la Vita, credi che anche se una persona è morta ma crede in me, vivrà? La vita eterna infatti inizia qui sulla terra, ma per chi crede in Lui continua dopo la morte ed è allora Vita in pienezza. 

Questa Pasqua, che arriva nel mezzo della pandemia del coronavirus, ci obbliga a rispondere a questa domanda di Gesù: credi questo? Credi che la vera Vita sono Io e che posso dare a tutti la vita in eterno, dopo che Io ho vinto la morte e sono uscito vivo dal sepolcro? Credi che se anche tanta gente sta morendo, può continuare a vivere vicino a Me? Se tu credi in me che sono la Resurrezione, la Vita trionferà su ogni morte, trionferà sulla tua morte, sulla morte di tutti. 

E allora augurarvi Buona Pasqua quest’anno, significa augurarvi e augurarci di CREDERE INTENSAMENTE IN CRISTO RESURREZIONE E VITA.    


Tornando al racconto evangelico, Gesù domanda dove sia la tomba di Lazzaro, quindi commosso e in pianto si reca al luogo indicato. Chiede di togliere la pietra sepolcrale, anche se Marta sembra volerlo frenare e a tale momento Gesù grida! Alcuni commenti a questo testo dicono che è l’amore di Gesù per Lazzaro, espresso nel brano con diverse parole di affetto, che lo fa ritornare in Giudea dove pochi giorni prima volevano ucciderlo, che lo spinge alla commozione e al pianto, che lo fa urlare, ed è sempre il Suo amore per l’amico Lazzaro a richiamarlo dalla morte alla vita. (cfr. Commenti - Monastero di Bose)


“Gesù gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori! ” 

Questo forte grido di Gesù, che squarcia le tenebre del sepolcro, che squarcia la sofferenza delle sorelle di Lazzaro e dei presenti, che squarcia lo sgomento che viviamo in questi giorni, è rivolto a me. Lazzaro sono io e Gesù, nel suo amore per me, mi grida: vieni fuori! E’ importante, allora, che io, ciascuno di noi comprenda in quale sepolcro si trova, ci troviamo. Sono nel sepolcro dello scoraggiamento? Della paura? Dei giudizi 



verso i fratelli e le sorelle? Nel sepolcro del non amore? Nel sepolcro della poca fede? Della preghiera senza fiducia? … Qual è il mio sepolcro? 

Gesù in questa Pasqua mi grida: VIENI FUORI ! E io posso, devo uscire, perché sono amata/o da Lui e il Suo Amore vince ogni morte, fa uscire da ogni sepolcro. 

Pasqua quindi quest’anno può voler dire per me accogliere il grido di Gesù VIENI FUORI, accogliere il Suo grido ad uscire da tutto quello che costituisce per me un sepolcro.        


E allora augurarvi Buona Pasqua quest’anno, significa augurarvi e augurarci di OBBEDIRE AL GRIDO D’AMORE DI GESU’: VIENI FUORI!  


Signore Gesù, amante della vita e vittorioso sulla morte, ti supplichiamo, ti chiediamo di avere pietà dell’umanità tutta che tu ami, di avere misericordia di questa umanità per la quale sei morto in croce e sei risorto, ti chiediamo di far terminare questa terribile pandemia, perché possa tornare in pienezza la vita. Ti chiediamo anche di farci la grazia di capire, attraverso questa tremenda prova, quello che dobbiamo cambiare nel nostro vivere quotidiano, rinnovando e approfondendo la fede in Te Resurrezione e Vita, la grazia di comprendere che dobbiamo uscire dai nostri sepolcri al tuo grido di amore. Signore Gesù, abbi pietà di noi e donaci di vivere in pienezza la Tua, la

 nostra Pasqua. Amen!


Carissime/i, in questo clima di riflessione e di preghiera, vi auguro di cuore BUONA PASQUA e che il Signore morto e risorto per noi ci benedica tutti                                        


                                                                                 


(Sr. M. Elvira Bonacorsi)

      Priora generale