Roma, 08.06.2020

Carissime sorelle e laiche/i associati,

Il giorno 10 Giugno di 30 anni fa era la
Solennità liturgica della Santissima Trinità, e la Congregazione delle “Suore
Domenicane della Piccola Casa della Divina Provvidenza – Genova” si fondeva con
la Congregazione delle Suore Domenicane di S. Caterina da Siena - ex Roma.
Questo significa che quel giorno la Congregazione, fondata da Madre Teresa
Solari, entrava a far parte della nostra. Questo non significa però che la grazia
del carisma, l’opera e la santità di Madre Teresa siano diminuite, no
assolutamente. Come esprimeva molto bene la finale della rappresentazione
messa in scena da Jobel Teatro per il Centenario di morte di Madre Teresa nel
2008, la stessa si incontrava con Madre Gérine, le due si riconoscevano nello
Spirito, si prendevano per mano e continuavano insieme il cammino.
Carissime/i, vogliamo perciò ricordare questo giorno di comunione e di grazia,
lodando e ringraziando il Signore per la vita e l’opera veramente piene di amore
per i poveri, gli orfani, gli abbandonati che Madre Teresa ha vissuto. Vogliamo
lodare e ringraziare il Signore per la ricchezza di amore che ha rafforzato in noi
il carisma di Madre Gérine, unificando queste due grazie così simili e così attente
ai fratelli bisognosi.
La Causa di Beatificazione di Madre Teresa Solari sta andando avanti; è solo
questione di tempo, ma Madre Teresa sarà certamente proclamata Beata.
Lodiamo e ringraziamo perciò la Trinità Santa, per questa luminosa donna che ha
sofferto e amato intensamente, lodiamo e ringraziamo la Trinità per questo dono
di comunione e unione che 30 anni fa si è realizzato.

SUORE DOMENICANE DI S. CATERINA DA SIENA
Via degli Artisti, 17 00187 Rome
-Priora Generale-

Ricordo in modo speciale e saluto con affetto e in unione di preghiera, le sorelle
che da Madre Teresa hanno ricevuto la grazia del carisma domenicano e sono
diventate insieme a noi seguaci delle due Madri che continuano a camminare
tenendosi per mano davanti a noi verso il Signore Gesù!
Un abbraccio a tutte/i nella gioia di questo meraviglioso ricordo!

(Sr. M. Elvira Bonacorsi)
Priora generale

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Scoprire insieme cammini nuovi per dire ad ogni donna ed ogni uomo che sono amati da Dio 


Suore e Laici,
accogliamo con gratitudine il dono elargito a Madre Gérine, già Terziaria domenicana,  di contemplare e rivelare il volto materno della Misericordia del Padre che in Gesù libera e salva;
lo esprimiamo insieme, attraverso la nostra missione rivolta a tutte le forme di debolezza o di miseria che sfigurano l’uomo.
Convinti che nella piccolezza, nel “meno che niente”, sta la forza di Dio,
camminiamo nella semplicità della vita di ogni giorno, sulle orme di S. Caterina, indicataci da Madre Gérine come modello, nel solco tracciato da  S. Domenico.


UNA STORIA SORPRENDENTE

La nostra storia nasce dal cuore di Catherine-Gérine Fabre, una giovane donna francese vissuta nel XIX secolo.
Fin dall’infanzia Catherine-Gérine nutre un profondo amore per S. Domenico e sull’esempio di S. Caterina coltiva dentro di sé quel mistero d’amore che la porterà a consacrare tutta la sua vita al servizio di coloro che vivono nella precarietà e nel bisogno. Nel desiderio di rispondere all’amore con l’amore, fa suo l’insegnamento di S. Caterina: “Quell’utilità che non possiamo fare a Dio, dobbiamo farla al prossimo perché è condizione dell’amore amare tutte quelle cose che sono amate dalla persona amata”.
Abitata da questo desiderio, Gérine Fabre si impegna a condividerlo anche con altre compagne. In un primo momento entra a far parte del Terz’ Ordine Domenicano; in seguito, fonda - nel sud della Francia - una nuova Congregazione religiosa che nella sua vita e nella sua missione esprima il carisma domenicano, secondo la mente, il cuore, l’esempio di S. Caterina da Siena.
Nel giro di pochi anni le comunità si moltiplicano e Madre Gérine, con l’audacia che è propria di tutti coloro che si affidano unicamente a Dio, invia le sue sorelle in Italia, in Uruguay e in Argentina.
La Famiglia religiosa da lei fondata però , per motivazioni storiche,  nel 1879 si divide in due Congregazioni autonome, fino a ricongiungersi nel 2005 in un’unica Famiglia, secondo il cuore della fondatrice. E dal tronco è nato anche un nuovo germoglio, una modalità diversa di vivere il carisma domenicano di Madre Gérine: quella propria dei laici. E’ un dono che il Signore sta facendo alla nostra Famiglia religiosa: scoprire che il carisma di Madre Gérine è dato anche a fratelli e sorelle che lo vivono nella specificità della vita laicale. Percorriamo questo nuovo cammino nei quattro continenti in cui siamo presenti, annunciando insieme all’uomo di oggi, bisognoso di verità e di amore, la Misericordia del Padre. 


La nostra Costituzione

1.
Il desiderio di salvezza del Padre per l’umanità, rivelato da Gesù con la sua Incarnazione, raggiunge il cuore di Madre Gérine Fabre, terziaria domenicana, facendolo traboccare di una vita che, per l’azione dello Spirito, si manifesta in compassione verso tutti.

2.
Contagiate dalla stessa passione di vita, ben presto alcune donne si uniscono a lei per condividere la sua missione di misericordia. Nasce così nel Sud della Francia, verso la metà del XIX secolo, la Famiglia religiosa fondata da Madre Gérine; da Albi, casa madre, essa arriva ad estendersi nel mondo.

3.
Figlie di Madre Gérine, assumiamo con fiduciosa speranza la nostra storia, segnata da un lungo tempo di separazione in due Congregazioni e sfociata in una nuova Famiglia religiosa, approvata dalla Santa Sede con il decreto di unione del 14 giugno 2005.
Questa nostra storia è annuncio che l’unità, desiderio ardente di Gesù, è possibile.

4.
Contemplando la Vergine della Pietà, Madre Gérine accoglie il carisma di manifestare il volto materno della misericordia del Padre e lo incarna sulle orme di S. Caterina da Siena, nel solco tracciato da S. Domenico.
Con mani sempre tese verso ogni forma di debolezza e di miseria, ella dona fino in fondo la sua vita, affinché ognuno conosca che è amato da Dio Verità, che libera e salva.

5.
Domenicane di S. Caterina da Siena, come lei partecipiamo alla grazia di S. Domenico che volle una Famiglia totalmente dedita alla predicazione della Verità per la salvezza dei fratelli. È lei che Madre Gérine ci ha indicato come madre e maestra, affinché ne imitiamo la tenerezza e l’audacia nella carità.

6.
Radicate nella Chiesa e inserite nel mondo come Domenico, Caterina e Madre Gérine, noi prolunghiamo nell’oggi il loro ardente desiderio di contemplare e annunciare la misericordia del Padre.
Nella contemplazione del mistero dell’Incarnazione, viviamo la compassione di Cristo verso l’uomo, soprattutto quando in lui il volto di Dio è sfigurato.
Mendicanti della misericordia del Padre, andiamo dove la Parola ci chiama per essere annunciata. Diveniamo così serve della Parola che umanizza ed evangelizza ogni realtà, trasfigurandola.

7.
La vita degli apostoli riuniti attorno a Gesù e da Lui inviati a predicare ispira il nostro modo di vivere.
“Riunite in comunità, con un cuor solo e un’anima sola in Dio"[1], in uno stile semplice e accogliente, siamo chiamate a divenire nel mondo artigiane di fraternità e di comunione.
Contempliamo la Verità, ricercata nello studio sapiente, riconosciuta negli avvenimenti della storia, celebrata nella liturgia, affinché la nostra vita plasmata da essa divenga annuncio di Gesù Salvatore.
Con la predicazione della Parola di Dio e le opere di misericordia, particolarmente l’opera educativo - sanitaria, ci prendiamo cura della persona  promuovendo la sua dignità di figlio di Dio.

8.
La ricerca del Bene comune si esprime nello stile di governo a cui tutte responsabilmente partecipiamo.

9.
Il dono di compassione di Madre Gérine si esprime oggi in diverse vocazioni, innestate nella comune grazia del Battesimo.
Noi suore ,  attraverso la consacrazione religiosa, professiamo voti pubblici di obbedienza, castità e povertà, nella gioia di appartenere a Dio per la salvezza dei fratelli.
I laici associati, e coloro che in altre forme sono aggregati , esprimono nella specificità della propria vocazione l’unico carisma.

10.
Lo Spirito ci provoca oggi a scoprire insieme, nella Chiesa, cammini nuovi da percorrere per dire ad ogni donna e ad ogni uomo che sono amati da Dio.

11.
Nel presente della storia della salvezza ci è compagna e guida nel cammino Maria, Madre di misericordia. Come lei, la Vergine della Pietà, accogliamo tra le braccia il Cristo presente nei fratelli che incontriamo, per i quali offriamo la vita.

Affiliate all'Ordine Domenicano,
seguiamo la regola di Sant'Agostino
che San Domenico ha scelto per i suoi.


N. 33 - Maggio 2020


COSTITUZIONI  n. 47:  “Uno dei discepoli, vedendo Gesù pregare, gli chiese: «Signore, insegnaci a pregare». Egli rispose: «Quando pregate dite: Padre …». Affascinate dal suo esempio, anche noi chiediamo a Gesù di farci entrare nella sua preghiera affinché lo Spirito possa gridare in noi: «Abbà, Padre!»”. 


Con questo numero le Costituzioni iniziano la trattazione del quarto (secondo la presentazione delle nostre Costituzioni, non come ordine di importanza) pilastro del nostro carisma domenicano che è la preghiera. 

In armonia con il metodo, seguito nella elaborazione delle nostre Costituzioni, all’inizio anche di questo tema c’è il riferimento teologico alla Trinità. Vi si parla infatti di Gesù, del Padre, dello Spirito Santo. Il titoletto a fianco del numero, “Preghiera di Gesù”, ci fa comprendere subito che siamo invitate a contemplare la maniera di pregare di Gesù. 

 

Conosciamo in sintesi il modo di pregare di Gesù, grazie a questo discepolo che, secondo il Vangelo di Luca, chiede a Gesù di insegnare loro a pregare. 

L’evangelista Luca scrive: “Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito, uno dei discepoli gli chiese: «Signore, insegnaci a pregare …» Il discepolo fa una tale richiesta perché si è incantato a guardare con attenzione, con attrazione, il modo di pregare di Gesù: “Vedendo Gesù pregare” … 

Chissà quale intensità, quale passione manifestava Gesù nel suo pregare, se questo discepolo, solamente vedendolo, guardandolo, sente il bisogno, l’urgenza, l’anelito di imparare anche lui a pregare come Gesù! Perciò gli fa quella domanda; in quella piccola frase c’è una grande semplicità, una sincera umiltà, un appassionato desiderio: «Signore, insegnaci a pregare». Gesù accondiscende e subito risponde: «Quandopregate dite: Padre …» Luca poi continua riportando l’insegnamento della preghiera del “Padre nostro”, indicandoci quali sono le richieste indispensabili che dobbiamo fare al Padre. 

Ma prima di tutto ci insegna quale rapporto dobbiamo avere con Dio, rivelandoci che Lui è nostro Padre! 

Gesù, quando si ritirava da solo in preghiera sul monte, era in profonda relazione col Padre; nelle parole di Gesù in preghiera che ci sono riportate dai Vangeli, vediamo che Lui parla direttamente e con confidenza piena al Padre: “Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato …”, “Padre, se è possibile, allontana da me questo calice”, “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”! 


Noi tutti, per la Pasqua del Signore Gesù, nel battesimo siamo diventati suoi fratelli, figli perciò dello stesso Padre. E Gesù ci insegna prima di tutto questa relazione di figliolanza affettuosa, fiduciosa, profonda con il Padre. 


Nella seconda parte del numero si passa a considerare come noi possiamo imitare questo modo di pregare di Gesù. Prima di tutto viene espresso il fascino che l’esempio della preghiera di Gesù ci suscita: “Affascinate dal suoesempio”, anche noi infatti desideriamo vivere quello che ha vissuto Gesù in preghiera, e anche noi vogliamo imitarlo. Ci viene presentato quindi prima di tutto un fascino interiore, un sentimento profondo, che ci porta a pregare con un obiettivo ben preciso.La richiesta è questa: “ … anche noi chiediamo a Gesù di farci entrare nella sua preghiera”

Chiediamo di farci entrare nella sua preghiera: espressione molto intensa e bellissima. Non chiediamo soltanto di imparare a pregare, ma di più, chiediamo che Gesù ci porti dentro la Sua preghiera, chiediamo di diventare uno con Lui, uno con la Sua preghiera. Credo che questa sia la vera preghiera, la preghiera di contemplazione, la preghiera che Domenico, Caterina, i nostri Santi ci hanno lasciato come modalità e come esempio.

Diventando uno con Gesù, uno con la Sua preghiera, allora emerge la conseguenza, l’obiettivo: “affinché lo Spirito possa gridare in noi: «Abbà, Padre!»”. Infatti, se anche noi siamo figli di Dio, lo Spirito Santo Amore, che ci è stato donato, può a piena ragione gridare in noi con la nostra voce e il nostro cuore, quando preghiamo: Abbà - Papà!!

E la preghiera di Gesù si realizza anche in noi in pienezza!


Signore Gesù, non permettere mai che la nostra preghiera sia una ripetizione più o meno mnemonica di parole, tienici con te, facci entrare nella Tua preghiera, donaci di rivolgerci al Padre insieme a Te amandolo e invocandolo, grazie alla presenza in noi dello Spirito Santo, con la tua stessa espressione “Abbà”! 

Donaci così di essere immerse nella Trinità Santa alla maniera dei pesci nel mare, come amava dire la nostra cara Caterina! Amen! 


Sr. M. Elvira Bonacorsi

N. 32 - Marzo 2020


COSTITUZIONI  n. 46:  “Per noi lo studio è lavoro, attività e impegno e – per la fatica che esige – ci associa all’opera redentrice di Cristo.

Con esso offriamo la nostra intelligenza e tutte noi stesse a Colui che è Sapienza infinita, affinché attraverso di noi la Verità si manifesti sempre più pienamente nella sua bellezza”.


Ci fermiamo questa volta all’ultimo numero del capitoletto dello Studio, che si presenta come una breve sintesi di tutto quello che lo studio rappresenta per noi Domenicane/i.

Nella prima parte infatti ci viene mostrato quello che lo studio è nella nostra vita, mentre nella seconda parte siamo invitate a coglierne il senso e l’obiettivo più profondi.


Le Costituzioni ci dicono che per noi lo studio è in sintesi quattro cose: lavoro, attività, impegno, partecipazione all’opera redentrice di Cristo.

Lavoro: il Dizionario della lingua italiana definisce il lavoro come: “L’applicazione di una energia al conseguimento di un fine determinato”. In effetti se pensiamo seriamente allo studio, non possiamo dire che non corrisponda a questa definizione. Studiare significa infatti applicare la nostra energia intellettiva, riflessiva, meditativa ecc per conseguire il fine di una conoscenza maggiore e più approfondita di molte e differenti tematiche. 

E’ chiaro quindi che quando studiamo, veramente lavoriamo.  

Attività: ad una prima considerazione, potremmo dire che “attività” è sinonimo di “lavoro”. Invece cercando i sinonimi di questo termine non ho trovato “lavoro”, bensì: “zelo, operosità, sollecitudine, dinamismo, alacrità, fervore, vivacità, prontezza, risolutezza” …  

Mi pare quindi che possiamo vedere lo studio in quanto “attività”, nel suo modo di realizzarlo, di viverlo, di metterlo in atto. Se studiamo seriamente, lo facciamo infatti con zelo, con operosità, con sollecitudine … Altrimenti, forse non è un vero studio. 

Sì, attuare lo studio come attività è esattamente come deve essere per noi domenicane/i. E mi vengono subito in mente S. Tommaso, S. Alberto Magno, e anche fratelli, sorelle dei nostri giorni, che ho conosciuto.

Impegno: questo termine ci porta subito a pensare ad una responsabilità. Studiare per noi Domenicane/i è una grande responsabilità, perché è uno dei mezzi indispensabili alla missione di tutto l’Ordine. Richiede quindi serio impegno e dedizione profonda non solo negli anni in cui si frequenta un corso o una scuola, o l’università, ma durante tutta la vita.

Partecipazione all’opera redentrice di Cristo: lo studio “per la fatica che esige – ci associa all’opera redentrice di Cristo”. Lo studio fatto con serietà e impegno davvero esige fatica. Ricordo, per chi l’ha conosciuto, il caro P. Dalmazio Mongillo, un vero studioso: era sempre immerso nel fervore del pensiero, della riflessione, spesso estraeva dalla tasca un foglietto di carta e scriveva; a volte mi è capitato quando lo incontravo che mi chiedesse: “Sai, sorellina, sto riflettendo su questo tema, tu che cosa ne pensi?” E io restavo molto meravigliata che un professore della sua altezza, chiedesse un’opinione a me, piccola e povera studente … ma lui annotava anche le mie misere riflessioni! 

La fatica dello studio ci associa all’opera di Cristo per la redenzione del mondo. Sì, perché si tratta in ultima analisi di conoscere meglio e di far conoscere, nelle sue varie sfaccettature, la Verità che è Cristo Signore e Lui solo è il Redentore, il Salvatore. 

Per tornare ad un concreto esempio, chi avvicinava P. Mongillo, sentiva che era sempre partecipe dell’opera redentrice di Gesù, con il suo continuo cercare, studiare, coinvolgere chi aveva vicino. 


Ecco, in questa prima parte del numero, cogliamo davvero in sintesi, che cosa sia lo studio secondo il nostro carisma.

Nella seconda parte, come dicevo sopra, mi pare che sia evidenziato il senso profondo dello studio, il suo significato: “Con esso offriamo la nostra intelligenza e tutte noi stesse a Colui che è Sapienza infinita”. Mentre nell’ultima frase, capiamo l’obiettivo più vero e pregnante dello studio: “affinché attraverso di noi la Verità si manifesti sempre più pienamente nella sua bellezza”. 


Bellissima questa spiegazione dello studio: studiare è offrire la nostra intelligenza e tutte noi stesse a Dio Sapienza infinita, è consegnarci a Lui, che solo può farci entrare sempre più nel profondo della Sua Verità. 

Il titoletto a fianco di questo numero, molto significativo, si riferisce appunto a questa seconda parte. Infatti l’espressione “La Sapienza opera in noi” evidenzia proprio che noi, studiando, ci consegniamo alla Sapienza divina e la Sapienza divina, operando in noi, ci fa cogliere, scoprire, individuare sempre più le bellezze della Verità. 

Così, Gesù Verità, attraverso il nostro studio si manifesta sempre più pienamente nella sua insondabile Bellezza a ciascuna/o di noi che studiamo e, attraverso di noi, alle persone a cui siamo inviate. 


Che i nostri Santi studiosi di ieri e di oggi ci ottengano la grazia del vero studio domenicano, che ci fa consegnare noi stesse/i alla Sapienza Divina, la quale operando in noi ci conduce a penetrare sempre più nella Bellezza della Verità, per farla conoscere sempre meglio a tutti, attraverso la nostra missione.  



Sr. M. Elvira Bonacorsi



N. 31 - Febbraio 2020


COSTITUZIONI n. 45: “Lo studio esige da tutte noi un impegno costante nella ricerca, nella riflessione, nella conoscenza. Nel progetto della comunità ne definiamo tempi e modi personali e comunitari adatti alle possibilità di ciascuna”.


Questo numero delle Costituzioni è un richiamo forte all’impegno personale e comunitario riguardo al pilastro del nostro carisma che è lo studio. Infatti il titolo a fianco specifica che vi si parla dell’organizzazione inevitabile per come viverlo “Tempi e modi di studio”.

Il numero quindi comincia con questa breve e decisa frase: “Lo studio esige da tutte noi un impegno costante”. L’inizio è subito chiaro e forte; sono tre brevi espressioni che non ammettono incertezze: lo studio esige, verbo molto vigoroso e indiscutibile; da tutte noi, quindi nessuna esclusa, tutte dalla prima all’ultima; un impegno costante, non in un periodo sì e in uno no, a seconda di come mi sento, se ne ho voglia o no; è richiesto al contrario con forza ad ognuna un impegno costante, continuo, in ogni tempo. 

Tale impegno incessante richiesto ad ognuna per lo studio è espresso in tre modalità:

  • Nella ricerca
  • Nella riflessione
  • Nella conoscenza


Nella ricerca: non devo essere soddisfatta di quello che so, di quello che con lo studio passato ho appreso, mi è chiesto di ricercare sempre più, di ampliare le mie idee, di pervenire a nuove acquisizioni di conoscenze, di comprensioni, di consapevolezze, in una parola devo aggiornarmi continuamente. La nostra vita di domenicane deve essere una ricerca continua!

Nella riflessione: non basta avere tante nozioni, tante informazioni sui vari campi del sapere, ci è chiesto con l’impegno dello studio, anche una continua riflessione. Riflettere su quello che conosco mi conduce ad approfondire molto di più quello che so, a scoprire altri risvolti, aspetti, collegamenti delle conoscenze che ho. Quindi l’impegno dello studio mi chiede di essere donna di riflessione, donna di pensiero. Spesso siamo superficiali e perdiamo tempo in chiacchiere, mentre ci è chiesto di essere sempre donne pensanti.

Nella conoscenza: lo studio con la ricerca, la riflessione, ci conduce ad una conoscenza sempre più ampia, sempre più allargata ai vari aspetti del sapere. Ci è chiesto quindi di avere sempre più una conoscenza approfondita e concreta di ogni aspetto della vita, della storia e del mondo. 


Fino a qui, la prima parte del numero ci indica le modalità e l’impegno che ognuna deve avere costantemente per lo studio. Nella seconda parte si parla di come il Progetto comunitario deve presentare le modalità per attuare personalmente e comunitariamente questo compito così importante del nostro carisma. 


Si dice infatti chiaramente che nel Progetto comunitario tale impegno dello studio deve essere considerato e messo in atto. E’ un impegno personale e comunitario, quindi ogni comunità deve individuare e organizzare tempi e modi per ogni sorella e per tutta la comunità per la finalità dello studio. 

So che non è facile individuare tali modalità e soprattutto so che non è facile poi attuarle, obbedirvi. Eppure le Costituzioni sono chiare ed esigenti su questo aspetto. 

So per esperienza che è facile essere attente alla preghiera, sentirsi responsabili se non abbiamo pregato durante il giorno, mentre non è la stessa cosa per lo studio, riguardo al quale in genere siamo meno severe. Eppure lo studio ci chiede lo stesso impegno, la stessa dedizione e lo stesso sentirci responsabili che ci chiedono la preghiera e gli altri pilastri della nostra vita domenicana. 

Nelle verifiche comunitarie si deve prendere in considerazione come ogni sorella riesca ad attuare il suo studio personale, se ha il tempo per farlo, di quali aiuti ha bisogno, “secondo le sue possibilità”, come appunto afferma il testo del numero. 

Bisogna anche verificare se la comunità nel suo insieme ha tempi di studio, si impegna nello studio, realizza i tempi e i modi che ha deciso e scritto nel Progetto comunitario.


Che S. Tommaso, S. Alberto Magno, S. Caterina e i nostri Santi domenicani, maestri di vita secondo il nostro carisma e quindi anche del modo di studiare, approfondire, conoscere le varie nozioni del sapere, ci guidino, ci aiutino in questo compito e ci donino appunto il desiderio, la passione per lo studio!


Sr. M. Elvira Bonacorsi