Tra il finire del secolo XII e l’inizio del XIII, l’Europa occidentale è scossa da notevoli cambiamenti a livello politico, sociale ed ecclesiale:
 
  • il feudalismo entra in crisi e perde la sua forza: si formano piccoli stati e si rafforzano i diritti della persona di fronte al potere signorile;
  • una relativa pace facilita lo sviluppo del commercio. Nascono nuove città, che diventano subito gelose della propria indipendenza; 
  • tale pace favorisce un’esplosione demografica: la campagna si spopola, non è più il centro della vita. I nuovi cittadini si organizzano in corporazioni con proprie leggi, mentre i monasteri, centri dell’evangelizzazione rurale, perdono la loro influenza. E’ il tempo della costruzione delle cattedrali. 
  • la Chiesa stessa attraversa una forte crisi: all’interno, ciò che scandalizza è la ricchezza della gerarchia e la scarsa formazione del clero; all’esterno, i movimenti eretici sembrano avere grande successo, ma creano confusione nella gente. 
In questo quadro storico va collocata la figura di Domenico. Egli nasce infatti nel 1171 a Caleruega, nella Vecchia Castiglia, da Felice di Guzman e da Giovanna D’Aza.
Verso i sette anni viene affidato a uno zio sacerdote perché s’incarichi della sua educazione e della sua formazione spirituale. All’età di 15 anni frequenta l’università di Palencia ed è in questo periodo che, durante una carestia, tocca con mano la sofferenza della gente e si rende conto che studiare o predicare la Parola di Dio significa, innanzitutto, incarnarla. Perciò, con l’ardore che lo caratterizza, vende tutti i suoi libri: “Non posso continuare a studiare su pelli morte quando i poveri, i miei fratelli, muoiono di fame”.
 
Nel 1198, giovane sacerdote, lo incontriamo tra i canonici regolari della Cattedrale di Osma, dove, nel silenzio e nella preghiera, si dedica alla contemplazione e allo studio per conoscere il vero volto di Dio rivelato nelle Scritture, e soprattutto in Gesù crocifisso. In questo periodo, sperimenta anche la forza e il valore della comunità.
La sua vita sembrerebbe ormai definitivamente tracciata. Ma nel 1204, scelto dal suo vescovo Diego come compagno per una delicata missione diplomatica in Danimarca, abbandona la Spagna e le sue sicurezze per un’avventura che arricchirà e cambierà non solo lui. Ha 33 anni e non tornerà mai più nella sua terra.
Due incontri particolarmente forti saranno il “crogiolo” in cui il Signore forgerà in Domenico il cuore da “predicatore”:
  • A Toulouse egli ha un primo contatto diretto con l’eresia catara e albigese: passa tutta la notte discutendo con il suo albergatore, un eretico cataro, fino a portarlo alla conversione.  Domenico si scopre così chiamato a predicare agli eretici per “dare carne” al volto di un Dio Padre, compassionevole e misericordioso, che vuole la salvezza di tutti.
  • A Montpellier, attraverso l’incontro con un gruppo di missionari cattolici, duramente contestati dagli eretici a causa delle loro ricchezze, Domenico sente come il Dio rivelato in Gesù, “servitore senza gloria né prestigio”, non si può annunziare partendo dal potere o dalla forza: “Scendete dai vostri cavalli e andate a due a due, in povertà volontaria…”.
L’incontro con la Parola e con gli affamati di pane o di verità saranno d’ora in poi, per Domenico, luoghi di contemplazione costante, di consegna totale e lo renderanno una “Predicazione vivente”.
 
Nel 1215 il Vescovo Folco di Tolosa lo nomina predicatore della sua diocesi. Nel frattempo alcuni amici si stringono intorno a lui perché ne condividono lo zelo della predicazione per la salvezza dei fratelli; questa prima comunità riceve l’approvazione ufficiale della “Santa Predicazione” dal Papa Onorio III nel Dicembre 1216.
L’opera dei nuovi predicatori viene sostenuta dalla preghiera delle monache di Prouilhe, monastero fondato da Domenico per le giovani catare convertite.
Convinto che “il grano marcisce se non viene sparso ovunque”, nel 1217 Domenico invia i suoi figli in tutta Europa, nelle città universitarie, a Parigi, Bologna, Oxford, Colonia.
 
Tra il 1220 e il 1221, Domenico elabora le basi dell’Ordine: i frati saranno totalmente “dediti alla predicazione della Parola”, impegnati nella contemplazione della Parola e nello studio, contraddistinti dalla ricerca della Verità incarnata in una fraternità sempre più universale.
 
Consumato dalla sua passione apostolica, Domenico muore a Bologna il 6 agosto 1221. Il 3 luglio 1234, il papa Gregorio IX lo proclama "SANTO".

 

     

 

 
 
 

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