Milano è città simbolo del benessere, della tecnologie avanzata, è anche un sogno per migliaia di persone che arrivano da lontano e che non hanno niente, lasciano le loro terre e famiglie con l’idea che l’Italia abbia risorse infinite. Per loro, spesso, il sogno non diventa realtà, rimane tale o in molti casi si trasforma in un terribile incubo … quello di chi è arrivato in Italia dopo aver subito torture fisiche e psicologiche durante i viaggi, di chi non riesce a togliere dalla testa il rumore delle bombe che dal cielo piovono distruggendo tutto e togliendo vite innocenti, di chi scappa dalla fame e di chi si ritrova a dormire sul marciapiede.

In questa città svolgo il mio lavoro di infermiera presso il poliambulatorio di Opera San Francesco, dove nel 2016 abbiamo erogato 33.985 visite mediche a persone provenienti da 140 paesi.

Basta camminare per la città, contemplare le strade, le piazze e gli angoli più nascosti per accorgersi che certi luoghi simbolo, dove dovrebbero regnare bellezza, serenità e amicizia, si sono trasformati, come li chiamiamo in Opera S. Francesco, in: Piazza della Solitudine, Stazione della Povertà, Parco dell'Emarginazione.

Qui, come suora domenicana, sono chiamata ad essere volto e mani di Dio per ridare dignità e speranza a chi gli è stata tolta, ad offrire la possibilità nuova di vivere. Accolgo i malati, li ascolto, li curo … e mentre lo faccio mi scontro con quelle leggi che non favoriscono l’integrazione dello straniero e con la difficoltà di incontrare cammini percorribili per poter rispondere alle esigenze di queste persone.
Spesso sento dire: “E’ uno straniero, è un illegale” …. Preferisco dire che questa persona che viene da un altro paese è “in-documentato”, non ha cioè i documenti, ma non è illegale, è un fratello che non parla la mia lingua, che non ha un documento italiano, ma non è illegale.
Spesso le parole stesse che usiamo emarginano l’altro.

In Opera San Francesco siamo certi che tutti coloro che sono poveri e soli hanno prima di tutto un bisogno: quello di parlare con qualcuno che li ascolti e li consideri fratelli.
“Una mano all'uomo tutti i giorni” è la nostra missione, una grande missione fatta di piccoli e grandi gesti di solidarietà perché ci sta a cuore il bene dell’altro.

Nostra grande alleata si chiama Provvidenza che arriva puntuale, ve ne condivido un intervento: avevamo molti casi di scabbia ma non avevamo la pomata che si utilizza in questi casi. Il collega farmacista mi disse: “Non abbiamo il farmaco, ma abbiamo tante persone che ne avrebbero bisogno”; risposi di credere che presto sarebbe arrivata, perché il Signore non abbandona i suoi poveri. Lo stesso giorno arrivò un signore ben vestito, distinto, entrò e andrò dritto allo sportello della farmacia, lasciò uno scatolone chiuso e disse: “Forse vi possono servire”, e andò via.

Il farmacista aprì la scatola ed era piena di tubetti proprio di quella pomata!

In questo luogo di frontiera, in questo “porto” a cui approdano in tanti facciamo esperienza che davvero il bene genera il bene, un gesto di solidarietà ridona speranza a chi forse si sente debole e solo.

Sr. Simona de Pace (Milano, Italia)

19 luglio 2017

 

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